Giorgio MARTINO
Trentasette anni, architetto di Genova naturalizzato milanese, ha
alle spalle centinaia di migliaia di chilometri percorsi, dal Circolo Polare
Artico all'Equatore, a bordo dei più svariati tipi di veicoli. In veste di collaboratore
di riviste specializzate del settore automobilistico e di viaggio - con mansione
di fotoreporter e operatore video - ha organizzato spedizioni estremamente impegnative;
nel 1987, con un veicolo Ape Piaggio tm 703 (stessa versione di quello utilizzato
per questa nuova impresa) ha viaggiato attraverso tutto l'Egitto fino ai confini
con il Sudan. La passione per il viaggio automobilistico, per Martino, va di
pari passo con lo studio e la ricerca; infatti già nell'87 l'occasione è propizia
per un approfondimento sulle tipologie architettoniche in terra cruda della
valle del Nilo e, nel 1995, è nuovamente protagonista di un'operazione a scopo
di ricerca nelle zone meno conosciute di Kenya e Tanzania.
Paolo BROVELLI
Trentunenne milanese, geografo e socio fondatore
de "Lo Scrittoio" (agenzia di servizi culturali operante in Milano),
all'attività nel settore editoriale unisce da sempre una grande passione per
la linguistica e la fotografia. Convinto che la conoscenza diretta di popoli
e luoghi sia parte fondamentale dell'esperienza di ogni uomo, ha fatto di tutto
per laurearsi "esperto viaggiatore", imparando correntemente quattro
lingue e organizzando e realizzando, fin dal 1984, decine di itinerari individuali
particolari. Utilizzando indifferentemente sia veicoli propri che mezzi locali
ha intrapreso lunghi viaggi di studio ed esplorazione in tutta l'area mediterranea
e nelle più remote regioni di America Latina, Africa nera e Asia, non disdegnando
esperienze quali quella effettuata nell'agosto del 1997, quando, con uno scooter
di 50 cc. ha attraversato la Tunisia e la Libia fino ai confini con Algeria
e Niger. In forza delle loro precedenti esperienze e della loro formazione,
spinti dalla necessità di concludere sul campo ricerche intraprese da anni su
alcune delle aree in questione, i due protagonisti hanno progettato questo particolare
itinerario nella speranza di schiudere un, seppur minimo, spiraglio di conoscenza
verso regioni del pianeta che per l'uomo occidentale sono tanto ignote quanto
ricche di fascino. Non a caso, quindi, Martino e Brovelli hanno scelto di compiere
questa affascinante impresa con un mezzo come Ape, che conserva ancora intatto
il fascino e la versatilità del primo modello del 1948.
APE Piaggio TM703
Rigorosamente di serie: motore monocilindrico a 2 tempi da 218 cc alimentato
a benzina.
Cambio a quattro marce più retromarcia. Sterzo a manubrio. Capacità
serbatoio carburante 15 litri. Consumo 23 km/litro. Velocità effettiva a pieno
carico 62 km/h. Pendenza superabile a pieno carico 22%. Portata utile pianale
(oltre il conducente) oltre 700 kg.
TRA LE DUE E LE QUATTRO RUOTE L'EQUILIBRIO SI TROVA NEL "MEZZO".
L'Ape, "insetto" operoso e instancabile, nasce da una costola della
Vespa nel 1948. "Si trattava di colmare una lacuna nei mezzi di locomozione
del dopoguerra, portare sul mercato un motofurgone di piccola cilindrata, di
limitato consumo e di modesto prezzo di acquisto e manutenzione, facile guida,
manovrabile nel più intenso traffico cittadino e soprattutto adatto e sollecito
e pronto al trasporto ...". (Corradino D'Ascanio, in Una leggenda verso
il futuro, di Tommaso Fanfani).
Pur a mezzo secolo di distanza, l'Ape è rimasta fedele alla filosofia di quanti
l'avevano progettata. Infatti, evolutosi e sviluppatosi nel design e diversificatosi
nel suo utilizzo, questo "insetto" è stato capace di adattarsi alle
esigenze del mondo della tecnologia e della comunicazione, pur non appartenendo
all'ecosistema nè delle due nè delle quattro ruote. Funzionale ed infaticabile,
l'Ape ha continuato a rappresentare una reale necessità e a conquistarsi nuovi
mercati senza bisogno di diventare uno status symbol. Sinonimo di funzionalità,
l'Ape dimostra in modo evidente come innovazione e tradizione possano compenetrarsi,
come il simbolo riesca ad interagire con la funzione. Il binomio Ape-EurAsia
Expedition 98 nasce quindi proprio in forza delle capacità del mezzo di sopportare
la fatica, una fatica lunga sei mesi e 25.000 chilometri su strade e piste che
richiedono solidità e resistenza a chi le affronta.
Nel corso della spedizione Ape
- con la sua robustezza e affidabilità - sarà capace di custodire e proteggere,
oltre i protagonisti, i sofisticati mezzi tecnologici che viaggeranno con loro.
Personal computer, modem, macchine fotografiche e videocamere digitali e quant'altro
possa trovare un sicuro riparo a bordo del prodigioso motofurgone. Certamente
Ape sarà ancora una volta in grado di stupire i suoi estimatori e di attirare
su di sè l'attenzione di quei pochi che, nei più remoti paesi attraversati dalla
spedizione, ancora non ne conoscano il nome e le eccezionali caratteristiche.
In altre parole dimostrerà, senza dubbio alcuno, che tra le due e le quattro
ruote l'equilibrio si trova nel "mezzo".