![]() |
||
![]() |
![]() |
![]() |
LISBONA, 30 APRILE 1998 - ORE 15.30
Dopo esserci recati ieri a Cabo da Roca, il punto più occidentale del continente eurasiatico (una trentina di chilometri più a ovest della capitale portoghese), oggi abbiamo dato inizio ufficialmente a EURASIA EXPEDITION 98. Con la benedizione di tutto lo staff della Piaggio Portugal e dei fotografi, i nostri due APE TM 703 color "giallo Sahara", iniziano il loro lungo viaggio dal piazzale antistante la TORRE DI BELM, per poi "sfrecciare" liberamente tra i vicoli del centro storico di Lisbona - dall'antico abitato moresco dell'ALFAMA al BAIRRO ALTO, costellato di casas de fado e ritrovi notturni - pronti ad affrontare insieme a noi il lungo itinerario che attraverser l'intero continente. D'ora in avanti, per più di sei mesi, essi saranno per noi come il cavallo per il nomade delle steppe centrasiatiche o il cammello per il tuareg sahariano: non solo mezzi di trasporto, ma anche casa (visto che nel furgone abbiamo creato uno spazio dove eventualmente potremo dormire) e compagni di viaggio e di lavoro cui tributare le cure migliori, sicuri che non ci abbandoneranno per i prossimi 25.000 chilometri!
BARCELLONA, 15 maggio 1998
La prima, grande tappa si è conclusa. Lasciata Lisbona attraversando il TAGO sul suggestivo ponte 25 aprile e salutati dall'imponente Cristo Rei (simile a quello di Rio de Janeiro) che domina una delle sue estremit, facciamo rotta per EVORA, cuore della fertile e collinare regione dell'Alentejo e primo piccolo passo verso l'Estremo Oriente. Il primo confine che incontriamo è ovviamente quello spagnolo, nei pressi di BADAJOZ, nella SPAGNA "povera" dell'Estremadura. Malgrado la relativa arretratezza di questa regione, l'atmosfera si fa notevolmente più conforme agli standard dell'Europa occidentale e, dalle sconnesse strade statali portoghesi, ci troviamo catapultati nella Nacional V, una superstrada a tre corsie di recente costruzione. Nel pomeriggio domenicale la radio (di cui ci siamo dotati) trasmette partite di calcio (le ultime della stagione) e uccisioni pubbliche di tori mentre solchiamo la deserta e piatta meseta in cerca della nostra prossima meta. I merli medievali delle fortificazioni di TRUJILLO, patria del conquistatore Francisco Pizarro, si stagliano da un'altura verso le nove di sera, ora in cui, in questa stagione, il sole spagnolo è ancora alto. Costeggiando le pendici meridionali dei monti del Sistema Central, la superstrada (di cui ovviamente non conosciamo che la corsia di destra) ci porta direttamente sulla GRAN VIA, nel centro di MADRID, dove siamo accolti con gran curiosità. La gente guarda i nostri Ape con aria attonita mentre percorriamo le larghe arterie cittadine, per dirigere su Piazza Cristoforo Colombo, luogo che decidiamo di usare come sfondo per la foto che dovrà immortalare il nostro arrivo in città. Il giorno successivo, sempre nella capitale spagnola, affrontiamo le nostre prime riprese televisive. Non li abbiamo cercati: ci hanno trovato loro! Il tratto seguente, quello che ci porterà in CATALOGNA, lo completiamo in due tappe, attraversando, su un'altra pericolosa superstrada (la Nacional II), quasi tutto il nord-est spagnolo e non perdendo l'occasione per visitare SARAGOZZA, sede di una delle più famose università europee e uno tra i più notevoli centri dell'arte mudjar.
All'arrivo a BARCELLONA abbiamo già percorso circa 1700 chilometri e i tecnici dell'assistenza, che ci ricevono con estremo calore, ci confermano che i nostri Ape godono di buona salute. Del resto non è certo il primo collaudo per un mezzo con tanta storia alle spalle! Per raggiungere la frontiera francese, decidiamo di passare la barriera montuosa dei PIRENEI seguendo la strada costiera, estremamente suggestiva anche se molto impegnativa. Tra curve, tornanti, ripide salite e discese viaggiamo lungo l'intera COSTA BRAVA, toccando porticcioli come CADAQUS e PORTBOU incastonati in insenature spettacolari.Le paludose pianure della LANGUEDOC e della CAMARGUE passano veloci sotto le nostre sei ruote e in poco tempo ci troviamo nel vecchio porto di MARSIGLIA, pronti a superare lo sperone roccioso che ci farà approdare a CANNES e sulla COSTA AZZURRA, splendida ma ancor più trafficata del solito per l'imminente inizio del Festival Internazionale del Cinema. NIZZA e il confine italiano sono ormai a pochi chilometri di distanza, qui abbiamo già il nostro primo appuntamento, siamo infatti attesi da Rai Radio Due per un'intervista su Caterpillar. Secondo inatteso, ma graditissimo, impegno è ad Ospedaletti, nei pressi di Sanremo; il Sindaco ci riceve infatti nelle sale del Palazzo Comunale - alla presenza di Televisioni nazionali e locali - per presentare la spedizione e avere, "di prima mano", gli aneddoti migliori della parte iniziale del viaggio. Conclusa questa breve ma intensa parentesi da "celebrit", i nostri Ape si preparano con noi ad affrontare le tortuosit della Strada Statale 1; raggiungiamo senza problemi anche GENOVA, ultima testa di ponte prima del passo dei Giovi e del PO. Nei pressi di Serravalle Scrivia il contachilometri ci segnala che abbiamo superato quota 3000. In questi primi quindici giorni di vita nomade abbiamo navigato attraverso tutta l'Europa occidentale, imparando a conoscere i veicoli e organizzandoci per le tappe future, di sicuro fascino ma di altrettanto impegno. Il nostro arrivo a Milano viene salutato da un sonoro temporale accompagnato da vento forte e pioggia sferzante. Arrivo bagnato arrivo fortunato? Lo speriamo davvero.
MILANO, 21 MAGGIO 1998 - ORE 11,30
Nel momento in cui ci lasciamo alle spalle il cartello "Milano" la strumentazione di bordo dei nostri Ape indica che abbiamo sino ad ora percorso 3200 Km. Da questo momento ha inizio la parte più impegnativa di EurAsia Expedition 98, quella in cui ci spingeremo fino al cuore dell'Asia. Tutti i saluti sono stati fatti e le ultime formalit sbrigate. Dopo un rapido caffè al bar di fronte all'Idroscalo eccoci immersi sulla strada provinciale 14, la Rivoltana, anch'essa inserita nell'itinerario a lungo progettato. Viaggiando sulle provinciali prima lombarde e poi venete ci accorgiamo una volta di più di quanta simpatia e curiosità suscitino i nostri veicoli, al punto che anche i vigili urbani di MAROSTICA vogliono essere fotografati insieme a noi nella famosa piazza degli Scacchi. D'altronde proprio questo è uno dei motivi che ci ha spinto a usare l'Ape per la nostra impresa; viaggiare al ritmo di 40/50 km/h ci dà modo infatti di entrare più facilmente in contatto con le persone e con i luoghi che attraversiamo. Al km 3650, poco prima di TRIESTE, finalmente rivediamo il mare, questa volta l'Adriatico, nei pressi del castello di Miramare; ci viene comunicato che la Rai regionale locale intende realizzare un breve servizio sul nostro viaggio - raccontandolo dalla famosa e splendida piazza Unità d'Italia - così ci mettiamo a loro disposizione.
TRIESTE 23 MAGGIO 1998 - ORE 17,43
Lasciamo Trieste varcando la prima frontiera a est del territorio italiano, quella con la SLOVENIA. I doganieri - i primi che incontriamo dalla partenza di EurAsia Expedition 98 - ci fanno passare senza problemi, la radio ha infatti anticipato loro la notizia del nostro arrivo. Entrati in un motel di frontiera per acquistare dei Talleri (la nuova moneta slovena) sentiamo, per la prima volta dalla partenza, quell'emozione che chiude un po' lo stomaco, quella che prende di solito davanti alle grandi imprese, ai grandi viaggi; uno stato d'animo che non ci aspettavamo di percepire così vicino a casa. Il nostro road-book prevede come tappa LJUBLJANA che raggiungiamo nella notte dopo aver attraversato bellissime foreste e paesaggi rurali; la citt, adagiata nella valle del fiume Ljubljanica, nella pianura della Sava, è esattamente, o quasi, come la ricordavamo. La prima capitale balcanica sulla via per l'Oriente ha tutto l'aspetto di una citt mitteleuropea, una capitale quasi austriaca, barocca, molto ordinata, con belle strade, zone pedonali e la gente ha l'aria di sentirsi assolutamente in sintonia con l'Occidente, ormai "a portata di mano".
ZAGABRIA - 24 MAGGIO
Dopo la sosta notturna a Novo Mesto, entriamo in CROAZIA e raggiungiamo la sua capitale, ZAGABRIA, dove ci attendono dei vecchi amici, alcuni giornalisti e fotografi, sempre interessatissimi all'avventura che stiamo compiendo. Zagabria è una città molto viva, più disordinata e povera di Ljubljana, sicuramente più vicina al carattere mediterraneo. Nei sobborghi, i nuovi quartieri residenziali si alternano all'edilizia popolare dell'epoca di Tito. Il nucleo storico, diviso in una parte alta, più tortuosa e suggestiva, e una bassa, con viali larghi e regolari, è ora un attivo centro commerciale, ricco di servizi e locali. Il nostro cammino verso est continua poi seguendo il corso della Sava, affluente del Danubio e, in parte, linea di fuoco degli scontri etnici che hanno di recente profondamente segnato la storia della ex-Iugoslavia.La vecchia statale, il cui percorso è seguito di pari passo dall'autostrada, è punteggiata da abitazioni con un massimo di due piani, raramente finite, spesso non intonacate, fronteggiate da un camminamento pedonale, un ponticello e uno stretto canale. Il paesaggio, rurale e verdeggiante, è l'immagine di un mondo dove ancora molto forti sono le radici contadine. Ci accorgiamo dei segni della guerra nei pressi del villaggio di Novska, un centinaio di chilometri a sud-est della capitale, lungo il confine con l'attuale Bosnia-Erzegovina, situato in un'enclave di etnia mista serbo-croata. Una casa su venti è ancora abitata; le altre sono crivellate da colpi di armi da fuoco o devastate da ordigni, ciononostante la gente è allegra, molto ospitale e sembra aver dimenticato gli orrori del recente conflitto. Dopo aver visto tale spettacolo ci sembra doverosa una visita a VUKOVAR, abitato di confine affacciato sul Danubio, nella contestata regione della Slavonia orientale, presso l'attuale frontiera con la Voivodina, regione autonoma iugoslava.
VUKOVAR - 27 MAGGIO, 1998
A partire da diversi chilometri prima del centro abitato, resti di edifici si affacciano sulla stradina secondaria, un po' sconnessa, che abbiamo scelto di percorrere e dopo le rovine della stazione ecco la città. Tristemente famosa per le devastazioni del '92, la cittadina è attualmente presidiata da contingenti delle Nazioni Unite e, dopo sei anni, la ricostruzione pare ancora una vaga chimera. I pochi, poveri abitanti (malgrado tutto, in maggioranza di etnia serba) sembrano muoversi senza meta tra i resti di questa città-fantasma. Incrociamo per caso - e inaspettatamente - delle persone vestite a festa, una di loro ci ferma: ci ha riconosciuto grazie a un articolo uscito su un quotidiano croato il giorno prima, dice, e ci invita all'inaugurazione del nuovo museo cittadino, che ha sede nell'antica residenza (distrutta dalla guerra) degli antichi feudatari della zona. Vi trovano posto alcuni "ricordi" della guerra e un vaso di terracotta risalente al neolitico, da poco assurto a simbolo della citt.. Ci lascia quanto meno perplessi il fatto che si stia lavorando a un progetto di questo genere quando le infrastrutture mancano totalmente e, vista la lentezza nella realizzazione dei lavori, ci vorranno probabilmente diversi anni perchè si possa tornare alla normalità. Lasciamo Vukovar e ci avviamo, tra avvisi di campi minati, verso la frontiera iugoslava seguendo per un tratto la riva destra del Danubio. E' quasi il tramonto quando attraversiamo il lungo ponte sul fiume che divide i due stati, presso Ilok, siamo in IUGOSLAVIA. L'approccio, alla dogana, è cordiale ma subito si respira un'aria diversa, un po' più greve. Il doganiere ci aiuta comunque a cambiare le ultime kune (le monete croate, non scambiate ufficialmente in banca) con dei marchi tedeschi, usati praticamente ovunque, nel paese, alla stregua dei dinari.
28 MAGGIO - NOVI SAD - BELGRADO
Su strade sconnesse, continuiamo a seguire il corso del Danubio, che ci porta a NOVI SAD, vivace capoluogo della Voivodina, famoso soprattutto per l'enorme fortezza di Petrovaradin, che domina la città dalla riva sinistra del fiume. In una giornata di sapore estivo, varchiamo i confini territoriali di Belgrado. La capitale iugoslava, che è anche il cuore della REPUBBLICA SERBA, ci appare in tutta la sua estensione al di là del ponte sulla Sava, che proprio lì si perde definitivamente nel Danubio. Alla nostra sinistra la città vecchia e il Kalemegdan, l'antica fortezza ora adibita a parco; passeggiando per le vie del centro storico, i caffé all'aperto, i cartelloni pubblicitari e i molti ragazzi vestiti alla moda sono il segnale di quanto sia lontano, e non solo geograficamente, il conflitto che in questi giorni si sta consumando in Kosovo. Una strada statale, costellata di buche e rappezzi mal riusciti, ci porta a NIS, città di frontiera attraversata dal fiume Nisava (che qui ha l'aspetto di uno scarico a cielo aperto); usciamo dal caos e dal disordine di questi piccola cittadina per imboccare la strada che ci condurrà in BULGARIA, percorrendo la suggestiva valle della Nisava. Ci vogliono quasi quattro ore per poter passare la dogana e il posto di polizia, presidiato da un individuo burbero e scontroso, e quando riusciamo a entrare in territorio bulgaro è ormai notte fonda.
29-30 MAGGIO - SOFIA
SOFIA, la capitale del paese, adagiata tra montagne ancora innevate a più di 500 m di altitudine, pochi chilometri dopo il confine, pare appena uscita da una guerra. Strade sconnesse, palazzi diroccati, automobili arrugginite... Durante la visita alla maestosa cattedrale ortodossa di Aleksander Nevski, nel centro, i nostri due Ape attirano l'attenzione di un italiano, ex inviato di un partito politico nei paesi dell'Est, divenuto editore di un bollettino per gli italiani in Bulgaria. Ci chiede un'intervista per la sua pubblicazione, di cui dovremmo essere la prima pagina! Dal canto nostro, l'occasione ci pare propizia per chiedere a lui quale sia la situazione attuale della Bulgaria e il quadro socio-politico ed economico che ne scaturisce non è certo dei più rassicuranti. Grazie ai suoi contatti, veniamo ricevuti dall'Ambasciatore italiano a Sofia, che ci accoglie con piacere e vedendo i nostri mezzi di trasporto resta a bocca aperta; ci sconsiglia di viaggiare di notte segnalandoci che falsi posti di blocco potrebbero riservare brutte sorprese per noi e per i nostri mezzi. Senza lasciarci intimorire più del dovuto, riprendiamo il nostro cammino verso est, seguendo la pianura della Marica fino a PLOVDIV - la seconda città del paese, con un bellissimo nucleo storico di impianto turco. A 5265 km dalla Torre di Belém varchiamo il confine con la Turchia.